PERMESSI DI SOGGIORNO IN ITALIA, NEL 2025 AUMENTO DEL 47,2%: RECORD PER FAMIGLIA E STUDIO

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Nel 2025 sono stati rilasciati quasi 427mila nuovi permessi di soggiorno a cittadini non comunitari, con un aumento del 47,2% rispetto al 2024. Crescono soprattutto i documenti per ricongiungimento familiare, permesso di soggiorno per studio e permesso di soggiorno per lavoro, mentre diminuiscono le richieste di asilo e le acquisizioni della cittadinanza italiana. Ecco che cosa emerge dal nuovo rapporto ISTAT e come leggere i dati.

L’Italia continua a essere un Paese nel quale l’immigrazione si intreccia sempre più con la vita familiare, il lavoro, la formazione e i percorsi di stabilizzazione delle persone straniere. A raccontare questa realtà è il nuovo rapporto dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), dedicato ai cittadini non comunitari presenti nel nostro Paese e ai principali movimenti migratori registrati nel 2025.

Cittadini stranieri in Italia Aumento numero permesso di soggiorno e cittadinanza italiana nel 2025 secondo il rapporto ISTAT del 22 ottobre 2026
Cittadini stranieri in Italia aumento numero permesso di soggiorno e cittadinanza italiana nel 2025 secondo il rapporto ISTAT del 22 ottobre 2026

Il documento, pubblicato il 22 ottobre 2026, offre una fotografia aggiornata dei nuovi permessi di soggiorno, delle persone regolarmente presenti in Italia, delle richieste di protezione internazionale e delle acquisizioni della cittadinanza italiana.

Il primo dato da sottolineare riguarda i nuovi permessi: nel corso del 2025 ne sono stati rilasciati 426.956, contro i 290.119 del 2024. Si tratta di un aumento del 47,2%, che riporta il numero dei nuovi titoli di soggiorno ai livelli più elevati degli ultimi quindici anni, fatta eccezione per il picco del 2022, influenzato soprattutto dall’arrivo dei profughi provenienti dall’Ucraina.

Ma dietro questa crescita non c’è un solo fenomeno. Aumentano i ricongiungimenti familiari, ripartono con forza i permessi per studio e crescono anche quelli per lavoro. Nel frattempo, il numero dei cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia supera i quattro milioni, mentre diminuiscono le domande di asilo e le acquisizioni di cittadinanza italiana.

Per comprendere davvero questi risultati, occorre analizzare separatamente ciascun indicatore e ricordare che un aumento dei nuovi permessi non significa necessariamente che la popolazione straniera sia cresciuta nella stessa proporzione.

Il dato più significativo del rapporto riguarda il numero dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati durante l’anno.

Nel 2024 erano stati rilasciati 290.119 nuovi giustificatodocumenti. Nel 2025 si è arrivati a 426.956, con un incremento di 136.837 permessi in un solo anno.

La crescita è particolarmente importante perché arriva dopo due anni di diminuzione. Il 2025 segna quindi una netta inversione di tendenza rispetto alla contrazione registrata nel periodo precedente.

Indicatore20242025Variazione
Nuovi permessi di soggiorno290.119426.956+47,2%
Permessi per lavoro40.451Circa 59.000+45,9%
Permessi per famiglia104.000 circa168.733+61,2%
Permessi per studio20.130Oltre 35.000+76,0%

Fonte: ISTAT. I valori arrotondati sono indicati come tali; i dati ufficiali e le percentuali sono consultabili nel rapporto.

È importante precisare che questi numeri riguardano i nuovi permessi rilasciati nel corso dell’anno, non tutti i permessi validi in Italia e nemmeno il numero complessivo delle domande presentate.

Il dato misura quindi una parte dei flussi migratori regolari: persone che hanno ottenuto un primo titolo di soggiorno durante il 2025. Non comprende, come se fossero nuovi ingressi, tutti i rinnovi dei permessi già esistenti.

Anche per questo motivo, un aumento del 47,2% non significa che la popolazione straniera sia aumentata del 47,2%.

L’ISTAT evidenzia inoltre che la crescita del 2025 ha interessato tutte le principali motivazioni di ingresso, ma con intensità differenti. I cambiamenti più evidenti riguardano i ricongiungimenti familiari e lo studio, seguiti dal lavoro.

Il rapporto mette in evidenza diversi fattori, senza attribuire l’intera crescita a una sola causa.

Per quanto riguarda lo studio, l’ISTAT richiama le iniziative degli atenei italiani per attirare studenti dall’estero, comprese le borse di studio, gli esoneri dalle tasse universitarie e l’ampliamento dell’offerta formativa in lingua inglese.

Per i ricongiungimenti familiari, invece, l’interpretazione è meno immediata. Il numero dei nuovi permessi è aumentato nonostante tra il 2024 e il 2025 siano stati introdotti requisiti normativi più restrittivi per alcune procedure familiari.

L’ISTAT ipotizza che una parte delle pratiche possa essere stata presentata prima dell’introduzione delle nuove condizioni. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi interpretativa dell’Istituto, non della dimostrazione che tutti i nuovi permessi siano riconducibili a questa circostanza.

Infine, sono aumentati anche i permessi per lavoro e quelli legati all’asilo e alle altre forme di protezione.

Il quadro che emerge è dunque articolato: la ripresa non riguarda soltanto gli ingressi per motivi economici, ma anche la mobilità per ragioni familiari e formative.

Il ricongiungimento familiare rappresenta il principale motivo di rilascio dei nuovi permessi di soggiorno nel 2025. Nel corso dell’anno sono stati rilasciati 168.733 permessi per motivi familiari, pari al 39,5% del totale. È il valore più elevato degli ultimi quindici anni. GUARDA QUESTO VIDEO PER ALTRI DETTAGLI:

Rispetto al 2024, l’incremento è stato del 61,2%. La crescita ha interessato sia gli uomini sia le donne, ma è risultata più accentuata per la componente femminile: +63,0%, contro +58,9% per quella maschile.

Le donne rappresentano il 56,1% dei nuovi permessi per famiglia.

Quasi un permesso per famiglia su due riguarda un minore

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la presenza dei bambini e dei ragazzi. Il 47,9% dei nuovi permessi per motivi familiari rilasciati nel 2025 riguarda minori. In altre parole, quasi un permesso su due interessa una persona che non ha ancora compiuto diciotto anni.

Il dato è significativo anche perché oltre il 23% dei permessi familiari destinati ai minori riguarda bambini nati in Italia.

Questo elemento ricorda che i percorsi migratori familiari non coincidono necessariamente con l’arrivo dall’estero di un’intera famiglia. In alcuni casi, il titolo di soggiorno riguarda bambini già nati sul territorio italiano, inseriti nella vita quotidiana del Paese e nelle sue strutture scolastiche e sociali.

Tra le cittadinanze con il maggior numero di nuovi permessi per famiglia figurano:

  • Marocco: 23.467;
  • Albania: 21.131;
  • Egitto: 12.622;
  • Pakistan: 10.026;
  • India: 9.635.

Per i cittadini marocchini e albanesi, comunità con una presenza storicamente radicata in Italia, i permessi per famiglia rappresentano oltre la metà dei nuovi titoli rilasciati nell’anno.

Il Pakistan registra inoltre una crescita particolarmente elevata dei nuovi permessi familiari, più che raddoppiati rispetto al 2024 (+130,6%). Anche per l’India l’aumento è consistente (+83,3%).

Dal punto di vista territoriale, la Lombardia concentra il 27,6% dei nuovi permessi per famiglia, seguita dall’Emilia-Romagna con il 10,1%.

Che cosa significa per chi vuole ricongiungersi con la propria famiglia?

L’aumento dei permessi rilasciati conferma l’importanza del ricongiungimento familiare nei percorsi di immigrazione regolare. Non significa, però, che le condizioni per ottenere il ricongiungimento siano diventate più semplici o che tutte le domande abbiano le stesse possibilità di accoglimento.

I requisiti devono essere verificati in base alla normativa applicabile alla singola pratica, alla posizione del familiare già presente in Italia e alla documentazione richiesta.

Per chi deve avviare una procedura, è quindi importante distinguere tra il dato statistico generale e le condizioni giuridiche effettivamente necessarie per ottenere il nulla osta, il visto e il successivo permesso di soggiorno.

Il secondo grande elemento di novità riguarda gli studenti stranieri.

Nel 2025 sono stati rilasciati oltre 35.000 permessi di soggiorno per motivi di studio, con una crescita del 76% rispetto al 2024, quando i documenti erano stati 20.130.

Anche in questo caso si tratta del valore più elevato dal 2010. La quota dei permessi per studio sul totale dei nuovi rilasci è passata dal 6,9% del 2024 all’8,3% del 2025.

L’ISTAT collega questa crescita anche alle politiche di attrazione degli studenti internazionali adottate da numerose università italiane. Le borse di studio, gli esoneri dal pagamento delle tasse e i corsi in lingua inglese possono rendere gli atenei italiani più accessibili a chi intende proseguire la propria formazione in Italia.

Nonostante la crescita, l’Italia rimane distante da Paesi come Francia, Spagna e Germania, dove nel 2025 i permessi di soggiorno per studio hanno superato quota 100.000.

Quali sono i principali Paesi di provenienza degli studenti?

La Cina occupa il primo posto con 4.588 permessi per studio. Seguono:

  • Turchia: 3.682;
  • Iran: 2.945;
  • Tunisia: 2.171;
  • India: 1.888.

Tra i Paesi considerati, gli aumenti più rilevanti riguardano la Tunisia (+162,2%) e la Turchia (+113,8%). Intanto, ecco la nuova procedura sulla conversione del permesso di soggiorno da studio in permesso di soggiorno per motivo di lavoro:

Le donne rappresentano il 53,2% dei nuovi permessi per studio. La distribuzione cambia comunque in base alla cittadinanza: le studentesse sono maggioritarie tra gli ingressi dalla Cina, dalla Turchia e dall’Iran, mentre la componente maschile prevale tra gli studenti provenienti da India e Pakistan.

Sul piano territoriale, la Lombardia concentra il 26,3% dei permessi per studio, mentre il Lazio ne raccoglie il 15,1%.

Attenzione: il permesso per studio non equivale a un permesso per lavoro

Per chi arriva in Italia per studiare, il titolo di soggiorno può rappresentare l’inizio di un percorso formativo e professionale più ampio. Tuttavia, il permesso per studio rimane distinto da quello per lavoro.

Le possibilità di svolgere attività lavorativa e di convertire il permesso in un altro titolo dipendono dalle regole applicabili e dalla situazione individuale. L’aumento dei permessi per studio non significa, da solo, che tutti gli studenti possano trasformare automaticamente il proprio titolo in un permesso per lavoro.

Nel 2025 sono cresciuti anche i permessi di soggiorno per motivi lavorativi. L’incremento rispetto all’anno precedente è stato del 45,9% e il numero dei nuovi rilasci ha sfiorato quota 59.000.

Si tratta di una crescita rilevante, ma il rapporto evidenzia un elemento importante: il numero dei permessi rilasciati resta molto inferiore alle 165.000 quote di ingresso per lavoro programmate per il 2025 dal DPCM del settembre 2023.

Il confronto richiede una precisazione. Le quote programmate e i permessi effettivamente rilasciati non sono indicatori perfettamente equivalenti: una quota autorizzata non corrisponde necessariamente a un permesso rilasciato nello stesso anno. Tra la programmazione dell’ingresso, la domanda del datore di lavoro, il rilascio del nulla osta, il visto, l’ingresso in Italia e il rilascio del permesso possono trascorrere tempi differenti. Ecco la procedura e requisiti verso l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivo di lavoro subordinato:

Il divario segnalato dall’ISTAT è quindi un dato utile per valutare la distanza tra programmazione e risultati amministrativi, ma non permette da solo di stabilire quanti posti siano rimasti definitivamente inutilizzati.

Il lavoro resta un percorso prevalentemente maschile

L’83,2% dei permessi per lavoro rilasciati nel 2025 è stato concesso a uomini.

Il rapporto mostra inoltre che il tipo di attività varia sensibilmente in base alla cittadinanza. Per i cittadini indiani e marocchini prevale il lavoro stagionale, che rappresenta rispettivamente il 58,8% e il 59,3% dei permessi per lavoro delle rispettive collettività.

Per Tunisia, Egitto e Bangladesh prevale invece il lavoro dipendente non stagionale, con percentuali rispettivamente del 64,6%, 78,3% e 52,2%.

Queste differenze mostrano come i flussi lavorativi non siano omogenei: le attività stagionali, l’occupazione dipendente e le altre tipologie di lavoro coinvolgono gruppi di cittadini con caratteristiche differenti.

Quali cittadinanze hanno ottenuto più permessi per lavoro?

Tra le principali collettività, l’India e il Marocco si collocano ai primi posti per numero di permessi lavorativi rilasciati, rispettivamente con 13.783 e 10.575 titoli.

Seguono altri Paesi importanti per i flussi verso l’Italia, tra cui Tunisia, Egitto e Bangladesh, per i quali il lavoro dipendente ha un peso particolarmente rilevante.

La crescita complessiva dei permessi per lavoro è una notizia importante per comprendere la mobilità economica verso l’Italia. Non deve però essere interpretata come una misura diretta dell’occupazione degli stranieri, perché il numero dei permessi rilasciati non coincide con quello dei lavoratori effettivamente occupati.

Il quadro relativo alla protezione internazionale è diverso da quello osservato per famiglia, studio e lavoro. Nel 2025 sono state presentate circa 128.700 prime richieste di asilo, rispetto alle 151.120 del 2024. La diminuzione è di circa il 15%.

Allo stesso tempo, i nuovi permessi rilasciati per asilo e altre forme di protezione sono aumentati del 30,5%, arrivando a 135.831 e rappresentando il 31,8% del totale dei nuovi permessi.

Non c’è necessariamente una contraddizione. Le richieste di asilo presentate durante un anno e i permessi rilasciati nello stesso periodo misurano fenomeni diversi. Un permesso può essere rilasciato a seguito di una procedura iniziata in precedenza, mentre una domanda presentata nel 2025 potrebbe non essere ancora stata definita.

Per questo motivo, il calo delle richieste non implica automaticamente una diminuzione dei permessi per protezione.

Da quali Paesi provengono i richiedenti asilo?

Nel 2025 il Bangladesh si trova al primo posto per numero di prime richieste di asilo, con 27.825 domande, seguito da Perù, Egitto e Pakistan.

Le donne che hanno presentato una prima richiesta sono state 27.220, pari al 21,2% del totale. Tra le principali cittadinanze femminili figurano il Perù, la Georgia, la Colombia e la Cina.

Anche i nuovi permessi per protezione presentano una distribuzione differente secondo il genere. Tra le donne che hanno ottenuto un primo titolo per richiesta di asilo o altre forme di protezione, l’Ucraina è il principale Paese di provenienza, seguita dal Perù.

Le Commissioni territoriali hanno respinto il 70% delle prime istanze esaminate

Nel corso del 2025 le Commissioni territoriali per la protezione internazionale hanno esaminato 104.560 prime istanze. Il 70% ha avuto un esito negativo, una percentuale superiore di quasi sei punti rispetto al 2024. Bisogna anche notare che i rimpatri degli stranieri sono aumentati in Italia. Ne abbiamo parlato in questo video:

Tra i Paesi con un’incidenza elevata di rigetti figurano il Marocco (90,2%), lo Sri Lanka (89,0%) e il Bangladesh (88,7%).

Tra le domande accolte, 31.365 prime istanze hanno avuto esito positivo: il 19% ha portato al riconoscimento dello status di rifugiato, il 36,5% alla protezione sussidiaria e la parte restante alla protezione speciale.

È fondamentale leggere correttamente queste cifre. Il 70% si riferisce alle prime istanze esaminate nell’anno, non a tutte le domande presentate nel 2025. Non è quindi corretto affermare che il 70% delle persone che hanno chiesto asilo nel 2025 abbia ricevuto un rifiuto nello stesso anno.

Inoltre, l’esito di una procedura individuale dipende dalle circostanze personali e dalle norme applicabili: le percentuali statistiche non determinano automaticamente il risultato di una singola domanda.

Al 31 dicembre 2025, i cittadini non comunitari con un regolare permesso di soggiorno in Italia erano 4.030.016, contro i 3.810.741 della fine del 2024. L’aumento è pari al 5,8%, con oltre 219.000 permessi validi in più rispetto all’anno precedente.

Questo dato rappresenta lo stock delle persone regolarmente presenti con un titolo di soggiorno valido alla fine dell’anno, e non soltanto coloro che sono arrivati nel corso del 2025.

La differenza è importante: il numero dei nuovi permessi descrive i rilasci effettuati durante un periodo, mentre il totale delle presenze comprende anche persone che vivono in Italia da anni e continuano a soggiornarvi regolarmente.

Quali sono le principali comunità non comunitarie?

Tra le cittadinanze più numerose presenti in Italia figurano Marocco, Albania, Cina, Ucraina, Bangladesh, Egitto, India, Pakistan, Filippine e Tunisia.

Nel confronto con il 2024, l’ISTAT segnala aumenti particolarmente rilevanti per i cittadini del Bangladesh (+16,9%), della Tunisia (+13,6%), dell’India (+13,2%) e del Pakistan (+13,1%).

Gli ucraini costituiscono invece un caso particolare: il numero dei permessi validi è diminuito del 21,4%, con una riduzione di quasi 84.000 titoli tra la fine del 2024 e la fine del 2025.

Una parte significativa di questa diminuzione è legata alla protezione temporanea concessa alle persone fuggite dalla guerra in Ucraina e alle modifiche intervenute nel regime di rinnovo dei relativi permessi.

Il calo dei permessi validi non deve essere interpretato automaticamente come un numero equivalente di partenze dall’Italia. La scadenza o il mancato rinnovo di un titolo e il trasferimento effettivo di una persona sono eventi differenti.

Una popolazione relativamente giovane, con una presenza significativa di minori

Le persone non comunitarie regolarmente presenti in Italia hanno un’età media di circa 37 anni. I minori rappresentano il 16,6% del totale. La loro incidenza è particolarmente elevata nelle comunità africane, dove raggiunge il 19,4%. A 14 anni, cambia il tipo di permesso di soggiorno che viene rilasciato ai minori. GUARDA I DETTAGLI IN QUESTO VIDEO:

Le persone con più di 60 anni costituiscono il 12% della popolazione non comunitaria con permesso di soggiorno. Tra le donne, la percentuale sale al 16,3%.

Questi dati aiutano a comprendere come la presenza straniera non sia costituita soltanto da persone arrivate per lavorare temporaneamente. Comprende anche bambini, giovani, famiglie e persone anziane, con esigenze differenti in materia di scuola, assistenza, lavoro, abitazione e integrazione.

Al 31 dicembre 2025, i soggiornanti di lungo periodo rappresentavano il 46,6% dei cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia.

Il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo è un titolo destinato, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, alle persone che hanno maturato una permanenza regolare e continuativa in Italia per almeno cinque anni. A differenza dei normali permessi temporanei, non è soggetto alla scadenza periodica tipica di questi ultimi, pur restando applicabili le regole previste per il mantenimento e la revoca del titolo. Altri dettagli sono in questo video sul permesso di soggiorno UE di lungo periodo:

La quota dei soggiornanti di lungo periodo mostra quanto sia importante distinguere tra i nuovi ingressi e le persone che hanno già consolidato la propria posizione nel Paese.

Il rapporto evidenzia differenze significative tra le cittadinanze. La percentuale dei soggiornanti di lungo periodo è particolarmente elevata tra i cittadini della Moldova (79,1%), delle Filippine (67,7%) e della Serbia (65,4%).

La distribuzione geografica presenta a sua volta differenze: nel Nord-est i soggiornanti di lungo periodo rappresentano il 48% delle presenze, mentre nel Sud e nelle Isole le quote sono rispettivamente del 44,2% e del 37,6%.

Questi dati descrivono percorsi di permanenza differenti e non significano che tutte le persone che hanno un permesso temporaneo siano appena arrivate in Italia. Anche chi vive nel Paese da diversi anni può avere un titolo diverso da quello di lungo periodo.

Il rapporto ISTAT permette anche di distinguere le diverse componenti della popolazione che soggiorna in Italia per ragioni legate alla protezione.

Alla fine del 2025 risultavano:

  • 76.118 persone con status di rifugiato riconosciuto;
  • 76.268 persone titolari di protezione sussidiaria;
  • 189.688 richiedenti asilo;
  • 64.306 persone con protezione temporanea.

Queste categorie non sono equivalenti e non devono essere sommate senza considerare le definizioni statistiche utilizzate. In particolare, il richiedente asilo è una persona la cui domanda è in attesa di definizione, mentre lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria sono forme di protezione riconosciute dopo l’esame della situazione individuale.

La protezione temporanea, invece, è uno strumento distinto, applicato in particolare alle persone in fuga dalla guerra in Ucraina.

Il numero delle persone sotto protezione temporanea è passato da 160.600 alla fine del 2024 a 64.306 alla fine del 2025, una diminuzione superiore alla metà. L’ISTAT collega questa dinamica ai permessi scaduti e non rinnovati dopo il cambiamento delle regole che in precedenza prevedevano il rinnovo automatico.

Considerando nel complesso i titoli validi per le diverse forme di protezione, la loro incidenza sul totale dei permessi validi rimane contenuta rispetto all’intera popolazione non comunitaria regolarmente presente.

La distribuzione territoriale conferma la forte concentrazione della popolazione non comunitaria nel Centro-Nord. Alla fine del 2025, il Nord-ovest ospitava il 36% dei cittadini non comunitari con permesso di soggiorno.

La Lombardia si conferma la prima regione, con il 25,1% delle presenze nazionali. La sola provincia di Milano raccoglie il 12,6% del totale. Seguono il Lazio e l’Emilia-Romagna, entrambi con il 10,6%.

Nel Mezzogiorno si concentra invece il 17,1% delle presenze regolari non comunitarie.

Questa distribuzione non è identica per tutte le categorie. Le persone titolari di permessi per asilo e protezione presentano una distribuzione territoriale diversa rispetto a quella dei soggiornanti di lungo periodo.

Nel Sud e nelle Isole, ad esempio, il peso dei permessi per asilo e protezione è più elevato rispetto alla media nazionale.

Per comprendere la distribuzione dell’immigrazione è quindi necessario considerare non soltanto quante persone sono presenti in una regione, ma anche la loro situazione amministrativa, la durata del soggiorno e le ragioni per cui si trovano in Italia.

Un altro risultato importante riguarda la cittadinanza italiana.

Nel 2025, complessivamente, 196.955 cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana. Di questi, il 90,4% proveniva da Paesi non appartenenti all’Unione europea: poco più di 178.000 persone.

Rispetto al 2024, le acquisizioni sono diminuite del 9,4% considerando tutti i cittadini stranieri e del 10,9% considerando soltanto quelli non comunitari. La diminuzione interessa quindi anche questo indicatore, in controtendenza rispetto alla crescita dei nuovi permessi di soggiorno.

È importante ricordare che l’acquisizione della cittadinanza cambia la posizione giuridica della persona: una volta diventata italiana, questa non rientra più nella popolazione non comunitaria titolare di un permesso di soggiorno.

Di conseguenza, i dati sui permessi e quelli sulle acquisizioni di cittadinanza descrivono popolazioni e percorsi differenti. Ecco i principali documenti richiesti per chiedere la cittadinanza italiana spiegati in questo video:

Quali sono i principali modi per diventare cittadini italiani?

Secondo il rapporto, tra i cittadini non comunitari le acquisizioni del 2025 si distribuiscono principalmente tra:

  • Acquisizione per residenza: 80.393 casi, pari al 45,2%;
  • Trasmissione della cittadinanza ai minori: quasi 53.000 casi, pari al 29,7%;
  • Acquisizione per matrimonio: 20.575 casi;
  • Elezione della cittadinanza al compimento dei 18 anni: oltre 11.000 casi.

Le acquisizioni per matrimonio riguardano per oltre l’80% donne.

Il rapporto segnala inoltre una crescita del 6,6% delle acquisizioni per elezione della cittadinanza da parte di persone straniere nate in Italia che, al compimento della maggiore età, possono esercitare questa possibilità quando ricorrono le condizioni previste dalla legge.

Questi dati mostrano che non esiste un unico percorso verso la cittadinanza italiana: vi sono procedure differenti, con requisiti e condizioni specifiche.

Il calo dello ius sanguinis dopo le modifiche normative

La diminuzione più evidente riguarda le acquisizioni per discendenza da un avo italiano, cioè lo ius sanguinis.

Nel 2024 erano state quasi 22.000, mentre nel 2025 sono scese sotto quota 13.000, con una diminuzione del 41,6%.

L’ISTAT collega questo risultato alle modifiche legislative intervenute nel 2025, che hanno introdotto criteri più restrittivi per il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza.

Il cambiamento ha inciso soprattutto sulle acquisizioni che negli anni precedenti avevano interessato cittadini provenienti da Paesi come Argentina e Brasile. Queste comunità avevano registrato numeri elevati proprio grazie alle procedure fondate sull’origine italiana dei propri antenati.

Il dato va quindi letto nel contesto della modifica normativa: non dimostra, da solo, una diminuzione della volontà di richiedere la cittadinanza italiana, ma evidenzia un cambiamento nel numero delle acquisizioni registrate con questa modalità.

Albanesi e marocchini al primo posto

Tra i cittadini non comunitari che hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2025, le comunità più numerose sono quelle albanese e marocchina.

Gli albanesi sono stati 25.725, pari al 14,4% del totale dei cittadini non comunitari diventati italiani. Seguono i marocchini, con 23.386 acquisizioni, pari al 13,1%.

Sono comunità con una presenza storicamente radicata in Italia, per le quali risultano particolarmente importanti le acquisizioni per residenza e la trasmissione della cittadinanza ai minori.

Dal punto di vista territoriale, oltre la metà delle acquisizioni si concentra complessivamente in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

La Lombardia rappresenta il 27,9% del totale, seguita dall’Emilia-Romagna con il 14% e dal Veneto con il 10,7%. Nella sola provincia di Milano quasi 20.000 cittadini non comunitari sono diventati italiani nel 2025.

Il rapporto non si limita a contare le persone che possiedono un permesso di soggiorno. L’ISTAT stima anche quanti cittadini italiani residenti abbiano acquisito la cittadinanza e provenissero originariamente da un Paese non comunitario.

Al 31 dicembre 2025, i cittadini italiani residenti per acquisizione della cittadinanza erano circa 2 milioni e 247.000. Di questi, oltre 1 milione e 932.000, pari all’86%, erano originariamente cittadini di Paesi non comunitari.

Si tratta di una componente ormai importante della popolazione italiana, che non può essere individuata guardando soltanto alle statistiche sui permessi di soggiorno.

Le persone che hanno acquisito la cittadinanza italiana, infatti, sono cittadini italiani a tutti gli effetti e non devono più essere considerate straniere nelle statistiche che riguardano la popolazione non comunitaria titolare di permesso.

Il rapporto mostra anche quanto siano differenti i percorsi delle singole comunità. Tra i cittadini italiani di origine albanese si contano oltre 93 persone con cittadinanza italiana per ogni 100 cittadini albanesi con permesso di soggiorno. Per la comunità marocchina il rapporto supera 72 ogni 100.

Questi valori sono coerenti con la presenza storica di entrambe le comunità in Italia e con il numero di persone che nel corso degli anni hanno acquisito la cittadinanza.

Il rapporto del 2025 offre una fotografia articolata dell’immigrazione regolare in Italia. La crescita dei nuovi permessi di soggiorno è il dato più evidente, ma non è l’unico elemento da considerare.

Da una parte aumentano i permessi per famiglia, studio e lavoro. Dall’altra diminuiscono le richieste di asilo e le acquisizioni di cittadinanza. Nel frattempo, la popolazione non comunitaria regolarmente presente supera i quattro milioni e cresce il numero degli italiani che hanno acquisito la cittadinanza dopo essere nati all’estero o avere origini straniere.

Questi fenomeni non sono contraddittori: descrivono momenti diversi dei percorsi migratori e amministrativi.

Un nuovo permesso può segnare l’inizio di un soggiorno, un ricongiungimento familiare o un percorso di studio. Un permesso di lungo periodo indica invece una permanenza consolidata. L’acquisizione della cittadinanza modifica ulteriormente la posizione giuridica della persona, mentre la domanda di asilo apre una procedura distinta, che può concludersi con esiti differenti.

Per chi vive già in Italia, per le famiglie che desiderano riunirsi e per chi intende entrare nel Paese per studiare o lavorare, la lezione più utile è che le statistiche descrivono il quadro generale, ma non sostituiscono la verifica dei requisiti previsti per ciascuna procedura.

I dati dell’ISTAT sono quindi un riferimento importante per capire l’evoluzione dell’immigrazione in Italia, ma devono essere letti distinguendo sempre tra ingressi, presenze regolari, protezione internazionale e cittadinanza.


Quanti nuovi permessi di soggiorno sono stati rilasciati in Italia nel 2025?

Nel 2025 sono stati rilasciati 426.956 nuovi permessi di soggiorno a cittadini non comunitari, con un aumento del 47,2% rispetto ai 290.119 del 2024.

Perché sono aumentati i permessi di soggiorno nel 2025?

L’aumento ha interessato soprattutto i permessi per ricongiungimento familiare (+61,2%) e studio (+76%). Sono cresciuti anche i permessi per lavoro (+45,9%) e quelli per asilo e altre forme di protezione (+30,5%). Per lo studio, l’ISTAT richiama anche le iniziative delle università italiane per attrarre studenti stranieri.

Quanti cittadini non comunitari regolarmente presenti ci sono in Italia?

Al 31 dicembre 2025 erano 4.030.016, con un incremento del 5,8% rispetto alla fine del 2024.

Qual è il motivo più frequente per il rilascio di nuovi permessi?

Il ricongiungimento familiare è il motivo principale, con 168.733 nuovi permessi nel 2025, pari al 39,5% del totale.

Quanti permessi per studio sono stati rilasciati nel 2025?

Sono stati rilasciati oltre 35.000 permessi per studio, il 76% in più rispetto al 2024. La Cina è il principale Paese di provenienza degli studenti che hanno ottenuto questo titolo.

Sono aumentati i permessi per lavoro?

Sì. Nel 2025 i nuovi permessi per lavoro hanno registrato un incremento del 45,9%, arrivando a sfiorare quota 59.000. Il dato resta inferiore alle 165.000 quote di ingresso programmate per il 2025, ma le due grandezze non sono direttamente equivalenti.

Le domande di asilo sono aumentate o diminuite?

Sono diminuite. Nel 2025 sono state presentate circa 128.700 prime richieste di asilo, rispetto alle 151.120 del 2024. Nello stesso anno sono aumentati i nuovi permessi rilasciati per asilo e altre forme di protezione, perché domande presentate e permessi rilasciati non coincidono necessariamente nello stesso periodo.

Quante persone hanno acquisito la cittadinanza italiana nel 2025?

Nel 2025 sono state registrate 196.955 acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri. Poco più di 178.000 riguardavano cittadini non comunitari.

Quali comunità hanno acquisito più cittadinanze italiane?

Nel 2025 gli albanesi sono stati il gruppo più numeroso, con 25.725 acquisizioni, seguiti dai marocchini con 23.386.

Il rapporto ISTAT dimostra che è diventato più facile ottenere il permesso di soggiorno?

No. Il rapporto descrive l’andamento statistico dei permessi rilasciati, ma non dimostra che i requisiti siano diventati più semplici. Per conoscere le condizioni applicabili a una domanda concreta bisogna esaminare la normativa e la specifica procedura.


Fonte ufficiale e approfondimenti

Il contenuto di questo articolo è basato sul rapporto ISTAT Cittadini non comunitari in Italia – Anno 2025, pubblicato il 22 ottobre 2026.

Consulta o scarica il rapporto ISTAT completo: Cittadini non comunitari in Italia – Anno 2025 (PDF ufficiale ISTAT).

Per approfondire le procedure relative al permesso di soggiorno, al ricongiungimento familiare, allo studio, al lavoro e alla cittadinanza italiana, consulta le guide e i video pubblicati su permessodisoggiorno.org, dove trovi informazioni e aggiornamenti dedicati ai cittadini stranieri e alle loro famiglie. PRENOTA LA PRIMA CONSULENZA QUI

Sintesi realizzata da Gamaliel NIYONSABA

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