VOLERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO E RITROVARSI IN UN CENTRO DI PERMANENZA PER IL RIMPATRIO – CPR

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Nel panorama delle politiche sull’immigrazione in Italia, si sta delineando una svolta significativa. Mentre molte nazioni si concentrano sul riconoscimento della protezione internazionale e sul conseguente rilascio di permessi di soggiorno per i rifugiati, il governo italiano ha adottato un approccio differente. Una soluzione che punta a risolvere il complesso problema dell’immigrazione è stata delineata attraverso il Decreto Legge 124/2023, che introduce nuove disposizioni in materia di Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).

Questa strategia pone l’accento sull’organizzazione e il monitoraggio dei flussi migratori, con l’obiettivo di facilitare procedure di rimpatrio efficienti e ordinate. Vediamo nel dettaglio quali sono le nuove norme introdotte e quali impatti potrebbero avere sul panorama dell’immigrazione in Italia. Vediamo il contenuto degli articoli 20 e 21 che si occupano di questo tempa in particolare.

Espulsione di un immigrato o straniero senza permesso di soggiorno in Italia dopo tanti mesi di detenzione nel centro di permanenza per il rimpatrio - CPR

Cosa sono i CPR – Centri di permanenza per il rimpatrio nella legge italiana?

Prima di vedere le nuove modifiche, possiamo definire i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) perché sono strutture istituite per ospitare temporaneamente i migranti irregolari mentre vengono effettuate le procedure di identificazione, verifica delle condizioni sanitarie e organizzazione del loro eventuale rimpatrio nei rispettivi paesi d’origine. L’obiettivo dei CPR è di fornire un ambiente controllato e sicuro durante il periodo di trattenimento, in attesa di stabilire la situazione giuridica dei migranti e organizzare le operazioni di rimpatrio o altre misure appropriate.

Tuttavia, è importante notare che i CPR sono stati oggetto di dibattito e controversie a causa delle condizioni di detenzione e delle implicazioni legali e umanitarie associate al loro funzionamento. Alcuni sostengono che queste strutture dovrebbero essere gestite con un’attenzione particolare ai diritti umani e che dovrebbero essere considerate come parte di un approccio globale per affrontare l’immigrazione.

Modifiche al trattenimento degli stranieri per una nuova procedura di espulsione facile

Passare 18 mesi nel centro di permanenza per il rimpatrio, senza permesso di soggiorno

Il comma 5 dell’articolo 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, è stato riformulato dall’articolo 20 del nuovo Decreto Legge entrato in vigore proprio il 20 settembre 2023. Ora, la convalida comporta la permanenza nel centro per un periodo di complessivi tre mesi. In situazioni in cui l’identificazione e l’acquisizione di documenti per il viaggio presentino gravi difficoltà, il giudice, su richiesta del questore, può prorogare il termine di ulteriori tre mesi. Il questore esegue l’espulsione o il respingimento anche prima del termine, dando comunicazione senza ritardo al giudice.

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La durata massima di trattenimento viene estesa a sei mesi, prorogabili per ulteriori periodi di tre mesi, fino ad un massimo di dodici mesi, nei casi in cui l’operazione di allontanamento sia stata ritardata a causa della mancata cooperazione dello straniero o dei ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi.

Quale è la procedura per la progettazione e realizzazione delle strutture CPR?

L’articolo 233 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, subisce importanti modifiche con l’entrata in vigore del nuovo provvedimento in matria di immigrazione. Viene inserita una disposizione che autorizza il Ministero della Difesa a utilizzare le procedure di cui all’articolo 140 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, per la realizzazione delle opere previste. Inoltre, viene istituito un fondo da 20 milioni di euro per il 2023 allo scopo di finanziare il progetto. Queste opere saranno considerate di diritto come opere destinate alla difesa e sicurezza nazionale.

Quali sono le risorse e coperture finanziarie per realizzare i centri di permanenza per il rimpatrio?

Per coprire le spese derivanti dall’attuazione delle nuove norme, sono previste riduzioni di stanziamenti in diversi ambiti, come il Fondo per interventi strutturali di politica economica e il bilancio triennale 2023-2025. Ovviamente questi soldi potevano servire ad altri progetti meno costosi e più utili per tutti i cittadini.

Un approccio controverso con possibili impatti distruttivi

Mentre il Decreto Legge 124/2023 pone le basi per un nuovo approccio nella gestione dell’immigrazione in Italia, è importante considerare le potenziali conseguenze umane di questa direzione. Rincorrere una soluzione basata sull’isolamento in Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) può portare a effetti collaterali indesiderati. L’esperienza di fuggire dal proprio paese, affrontare deserti e mari per poi trovarsi confinati in strutture che ricordano una prigione, può generare traumi profondi e pensieri di disperazione.

In un momento in cui la compassione e la comprensione sono più cruciali che mai, è fondamentale valutare attentamente l’impatto di queste politiche. Un approccio equilibrato e rispettoso dei diritti umani potrebbe offrire soluzioni più sostenibili e umane, permettendo a chi ha affrontato tanto di ricostruire una vita dignitosa e contribuire positivamente alla società che li accoglie. Non bisogna minimizzare la valutazione della situazione dei richiedenti asilo e protezione internazionale in Italia che pemette di ottenere un regolare permesso di soggiorno per vivere, lavorare e pagare le tasse e contributi richiesti a tutti i cittadini. Nessuno viene qui per vivere gratis!

CLICCA QUI PER LEGGERE QUESTO NUOVO DECRETO LEGGE N° 124 DEL 19 SETTEMBRE 2023.

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