DECRETO FLUSSI 2027: SETTORI DI LAVORO AMMESSI E 76.200 QUOTE PER LAVORATORI NON STAGIONALE

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Quando si parla di Decreto Flussi 2027, una delle prime domande che ci viene posta è molto semplice:

Quali lavori permettono di presentare una domanda per far entrare in Italia un lavoratore straniero?

La risposta, però, non si trova semplicemente in un elenco di professioni.

Il DPCM che programma gli ingressi dei lavoratori stranieri individua infatti determinati settori economici nei quali può essere richiesto il nulla osta al lavoro subordinato non stagionale. Per capire se una determinata attività può rientrare nel Decreto Flussi, è quindi fondamentale verificare anche il codice ATECO 2025 dell’attività svolta dal datore di lavoro.

È questo uno degli aspetti più importanti da capire prima ancora di iniziare a preparare una domanda.

Per il decreto flussi 2027, il contingente complessivo destinato agli ingressi per lavoro subordinato non stagionale è di 76.200 quote. La ripartizione è stabilita dalla documentazione ufficiale relativa alla programmazione dei flussi.

Attenzione: questa guida riguarda esclusivamente il Decreto Flussi 2027 e, in particolare, gli ingressi per lavoro subordinato non stagionale. Non prendiamo quindi in considerazione, in questa parte, le quote del 2026 o del 2028.

Per il 2027 le quote sono così distribuite:

CategoriaQuote 2027
Cittadini dei Paesi individuati dal DPCM 25.000
Cittadini di Paesi con accordi di cooperazione migratoria che entreranno in vigore nel triennio26.000
Apolidi e rifugiati riconosciuti300
Lavoratori non stagionali nel settore dell’assistenza familiare14.000
Quote non riservate10.900
Totale76.200

Questa suddivisione è riportata nella tabella ufficiale relativa agli ingressi per lavoro subordinato non stagionale.

Questo dato è importante perché ci fa capire una cosa: le 76.200 quote non costituiscono un unico contenitore indistinto. Una parte è destinata a specifiche categorie e una parte è costituita dalle cosiddette quote non riservate.

Ma prima di parlare delle singole quote, vediamo la questione che interessa maggiormente chi cerca un lavoratore: quali sono i settori ammessi? GUARDA QUESTO VIDEO RIASSUNTIVO:

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) individua una lista piuttosto ampia di settori economici.

Non si tratta quindi soltanto di agricoltura, edilizia o ristorazione. Il campo delle attività interessate è molto più esteso e comprende anche industria, commercio, logistica, servizi, turismo, assistenza e altre attività economiche.

Vediamoli uno per uno, cercando però di tradurre il linguaggio della normativa in qualcosa di più comprensibile.

Il primo settore comprende le attività legate alla produzione agricola, alla gestione delle aree forestali e alla pesca.

Possiamo pensare, ad esempio, a diverse attività agricole, alla coltivazione, alla gestione e manutenzione delle attività forestali oppure alle attività legate alla pesca.

Qui è importante non confondere il lavoro agricolo non stagionale con il lavoro agricolo stagionale: sono due categorie differenti del Decreto Flussi.

Per capire se l’attività concreta del datore di lavoro rientra nel settore previsto dal DPCM, occorre comunque verificare il relativo codice ATECO 2025 e la corrispondenza prevista dalla normativa.

In questo caso parliamo delle attività industriali che riguardano la trasformazione e produzione di alimenti e bevande e le attività comprese nell’industria del tabacco.

Tra le mansioni che possiamo incontrare, a titolo puramente esemplificativo, ci possono essere attività di produzione, lavorazione, confezionamento e controllo all’interno degli stabilimenti.

Ma attenzione a un errore abbastanza comune: non basta che il lavoratore svolga una mansione “nel settore alimentare”. La verifica deve partire dall’attività economica esercitata dal datore di lavoro e dal suo codice ATECO 2025.

È il settore nel quale rientrano le attività industriali legate alla produzione tessile, all’abbigliamento e alle calzature.

Possiamo trovare, per esempio, lavorazioni di produzione, cucitura, confezionamento, finitura e altre attività collegate ai processi produttivi. Anche in questo caso, però, non bisogna fermarsi alla denominazione della mansione.

Un lavoratore può essere indicato, ad esempio, come operaio o addetto alla produzione, ma ciò che interessa ai fini del Decreto Flussi è verificare l’attività economica del datore di lavoro e la sua classificazione ATECO.

Questo settore riguarda le attività industriali legate alla metallurgia e alla produzione di prodotti in metallo.

In concreto possiamo pensare, a seconda dell’attività dell’impresa, a operai addetti alla lavorazione dei metalli, alla produzione, alla lavorazione e alla trasformazione di prodotti metallici.

Anche qui gli esempi servono soltanto a rendere più comprensibile il settore: non costituiscono un elenco ufficiale delle professioni ammesse.

Per questo motivo, prima di procedere con una domanda, è sempre necessario controllare il codice ATECO 2025 dell’impresa.

Questa è una categoria particolarmente ampia.

La normativa utilizza la definizione di “altre industrie” per ricomprendere ulteriori gruppi di attività economiche individuati dalla classificazione ATECO 2025. Il DPCM precisa espressamente il riferimento ai gruppi di attività compresi nei codici indicati dalla classificazione.

Per questo motivo non sarebbe corretto trasformare questa categoria in una semplice lista di professioni.

Qui più che mai vale una regola: prima si guarda l’attività dell’azienda, poi il codice ATECO, e solo successivamente si verifica la possibilità di presentare la domanda.

Il settore delle costruzioni è uno dei più facilmente riconoscibili. Può comprendere, a seconda dell’attività concreta dell’impresa, lavori edili, attività di cantiere, opere di costruzione e altre lavorazioni collegate al comparto.

Pensiamo, ad esempio, a diverse figure operaie impegnate nei cantieri, nelle lavorazioni edili o nelle attività connesse alla realizzazione e manutenzione di opere.

Anche in questo caso, però, non bisogna ragionare soltanto in termini di “muratore”, “operaio” o altra mansione.

È il settore economico del datore di lavoro, individuato attraverso l’ATECO 2025, a dover essere verificato.

Il Decreto Flussi comprende anche il settore commerciale. Qui troviamo le imprese che svolgono attività di commercio all’ingrosso o al dettaglio, con una grande varietà di realtà imprenditoriali.

A seconda dell’attività specifica possono esserci, per esempio, addetti alle vendite, addetti alla gestione della merce, personale impegnato nelle attività commerciali e altre figure operative.

Ma attenzione: “lavorare in un negozio” non significa automaticamente rientrare nel Decreto Flussi. Occorre verificare l’attività economica effettivamente esercitata dall’impresa e il relativo codice ATECO 2025.

È probabilmente uno dei settori che suscita maggiore interesse. Comprende attività legate all’ospitalità e alla ristorazione, con mansioni molto diverse tra loro.

Possiamo pensare, ad esempio, a personale di cucina, addetti alla preparazione e somministrazione degli alimenti, personale di sala, addetti alle attività operative delle strutture ricettive e altre figure impiegate nelle attività del settore.

Anche qui, tuttavia, la presenza di una determinata mansione non è sufficiente da sola.

Il datore di lavoro deve operare in un’attività economica riconducibile al settore previsto dal DPCM e occorre verificare la relativa classificazione ATECO 2025.

Il settore turistico merita una precisazione.

La normativa individua specificamente le attività riconducibili ai gruppi ATECO relativi ad alloggi, servizi di ristorazione e attività delle agenzie di viaggio, tour operator, servizi di prenotazione e attività connesse.

Questo significa che non bisogna utilizzare la parola “turismo” in maniera troppo generica.

A seconda dell’attività dell’impresa possiamo incontrare, ad esempio, personale impiegato nelle strutture ricettive, nelle agenzie di viaggio, nei tour operator o nei servizi collegati alla prenotazione.

Anche in questo caso, la verifica del codice ATECO 2025 è fondamentale.

È un settore particolarmente ampio e comprende diverse attività collegate alla movimentazione, al trasporto e alla gestione delle merci.

Tra gli esempi che possiamo incontrare nella pratica ci sono attività di magazzino, movimentazione delle merci, preparazione e gestione delle spedizioni e altre attività operative legate alla logistica.

Anche qui, però, la mansione del lavoratore non deve essere considerata isolatamente. La domanda deve essere collegata all’attività economica del datore di lavoro e quindi al relativo ATECO 2025.

Questa categoria comprende diverse attività di supporto. Proprio per la sua ampiezza, è uno dei casi nei quali è particolarmente importante evitare interpretazioni basate soltanto sul nome della professione.

A seconda dell’attività concreta dell’impresa, possiamo trovare differenti servizi operativi rivolti alle aziende o alle persone.

Per sapere se una determinata impresa può utilizzare questa categoria per una domanda di Decreto Flussi, bisogna quindi verificare la corrispondenza tra l’attività svolta e il codice ATECO 2025 previsto nell’Allegato 2.

Il DPCM comprende anche attività nel comparto della sanità, dell’assistenza sociale e dei servizi sanitari privati. Qui possiamo trovare, in relazione all’attività concreta dell’impresa o della struttura, diverse figure professionali e operative collegate ai servizi sanitari e assistenziali.

È importante però non confondere questa categoria con quella dell’assistenza familiare. Sono due cose diverse.

L’assistenza familiare dispone infatti, per il 2027, di una specifica quota di 14.000 ingressi, separata dalle altre quote del lavoro subordinato non stagionale.

Infine troviamo la categoria degli “altri servizi”.

Anche questa è una definizione ampia e non va interpretata come una sorta di contenitore nel quale inserire qualsiasi attività non rientrante nelle categorie precedenti.

Il DPCM individua specificamente le attività comprese in questa categoria attraverso la classificazione ATECO 2025, facendo riferimento ai gruppi di attività indicati nella normativa.

Per questo motivo, quando un’attività sembra non rientrare immediatamente nei settori precedenti, è ancora più importante verificare l’ATECO dell’impresa prima di concludere che la domanda sia possibile.

Questa è probabilmente la parte che vorremmo sottolineare maggiormente ai nostri lettori. Quando si parla di Decreto Flussi, è facile ragionare così:

“Cerco un muratore, quindi posso fare domanda.”

Oppure:

“Ho bisogno di un commesso, quindi il commercio è previsto.”

Il ragionamento, però, non è sufficiente.

La Circolare interministeriale n. 8047 stabilisce che le istanze possono essere presentate per le attività economiche, identificate attraverso il codice ATECO, che rientrano nei settori previsti dal DPCM. La stessa circolare rinvia all’Allegato 2 per la corrispondenza tra i settori del DPCM e la classificazione ATECO 2025.

Quindi la domanda corretta da porsi non è soltanto:

“Quale lavoro deve svolgere il lavoratore?”

Bisogna chiedersi anche:

“Qual è l’attività economica del datore di lavoro e qual è il suo codice ATECO 2025?”

È da questa verifica che bisogna partire.

Un’attenzione particolare merita l’assistenza familiare.

Per il 2027 sono previste 14.000 quote specificamente destinate ai lavoratori subordinati non stagionali nel settore dell’assistenza familiare. Si tratta quindi di una quota distinta rispetto alle altre attività non stagionali.

Questo è importante perché spesso, parlando genericamente di “assistenza”, si rischia di mettere insieme realtà completamente diverse.

Una cosa è, infatti, l’assistenza familiare prestata nell’ambito domestico; altra cosa sono le attività professionali svolte nell’ambito della sanità, dell’assistenza sociale o dei servizi sanitari privati.

Non bisogna confondere le due categorie.

Nel 2027 sono previste inoltre 10.900 quote non riservate. La definizione utilizzata dalla tabella ufficiale è proprio “quote non riservate”.

È importante, però, non interpretare questa espressione come se significasse che queste quote siano automaticamente disponibili per qualsiasi lavoratore e per qualsiasi datore di lavoro.

Restano infatti da rispettare tutti gli altri requisiti previsti dalla normativa e dalla procedura del Decreto Flussi, compresa la verifica del settore economico e dell’ATECO quando richiesta.

Per questo motivo, anche davanti a una quota definita “non riservata”, bisogna sempre verificare concretamente la situazione del datore di lavoro e del lavoratore.

Una parte delle quote 2027, pari a 25.000 ingressi, è destinata ai cittadini dei Paesi indicati nella programmazione.

L’elenco comprende:

Albania, Algeria, Bangladesh, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Gambia, Georgia, Ghana, Giappone, Giordania, Guatemala, India, Kirghizistan, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Pakistan, Perù, Repubblica di Macedonia del Nord, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Thailandia, Tunisia, Ucraina e Uzbekistan.

La presenza di un Paese in questo elenco è quindi un elemento importante da verificare quando si prepara una domanda. QUESTI PAESI SONO BEN SPIEGATI IN QUESTO VIDEO:

Per il 2027 sono previste anche 26.000 quote per cittadini di Paesi con i quali, nel corso del triennio, entreranno in vigore accordi di cooperazione in materia migratoria.

Qui è necessario fare una precisazione.

Non sarebbe corretto pubblicare oggi un elenco definitivo dei Paesi interessati come se fosse immutabile: la stessa circolare stabilisce che l’elenco dei Paesi sarà riportato sui siti istituzionali del Ministero dell’Interno, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Per una guida aggiornata, quindi, questa parte dovrà essere verificata nuovamente al momento della presentazione della domanda.

Il quadro delle quote 2027 comprende infine 300 ingressi destinati ad apolidi e rifugiati riconosciuti dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati o dalle autorità competenti nei Paesi di primo asilo o di transito.

Anche questa è una categoria specifica e non deve essere confusa con le quote generali.

È probabilmente il consiglio più utile che possiamo dare a chi sta pensando di presentare una domanda di Decreto Flussi 2027.

Non partite dal click day. Partite dal datore di lavoro.

Prima di tutto bisogna capire:

  1. quale attività svolge realmente l’impresa o il datore di lavoro;
  2. quale codice ATECO 2025 identifica quell’attività;
  3. se quel codice corrisponde a uno dei settori ammessi dal DPCM;
  4. quale categoria di quota può essere utilizzata;
  5. quali sono gli ulteriori requisiti richiesti per la domanda.

La Circolare 8047 richiama espressamente l’ATECO 2025 e stabilisce che il settore produttivo e il relativo codice ATECO devono essere indicati nella domanda nella sezione dedicata al contratto.

Quindi, se avete un datore di lavoro ma non siete sicuri che la sua attività rientri nel Decreto Flussi, non fermatevi al nome della professione. Verificate l’ATECO.

Nella pratica, una domanda di Decreto Flussi non consiste semplicemente nel compilare un modulo.

Bisogna prima capire se il caso concreto è compatibile con la normativa, individuare la categoria corretta, controllare il settore e l’attività del datore di lavoro, verificare la documentazione e preparare correttamente la domanda.

Ed è proprio in questa fase che un errore commesso all’inizio può diventare un problema successivamente.

Per questo motivo, mettiamo a disposizione un servizio di consulenza lavorativa dedicato alla preparazione e all’invio delle domande di Decreto Flussi.

Se avete già trovato un datore di lavoro, se siete un’azienda interessata ad assumere un lavoratore straniero oppure se volete semplicemente capire se una determinata attività e un determinato codice ATECO possono rientrare nel Decreto Flussi 2027, è possibile richiedere una consulenza.

Per informazioni e per prenotare una consulenza sulla preparazione e sull’invio della domanda è possibile scrivere a:

assistenza@permessodisoggiorno.org

Nella richiesta è utile indicare, per quanto possibile, il tipo di attività svolta dal datore di lavoro, il codice ATECO, il lavoro che si intende offrire e la situazione del lavoratore straniero. Se non conosci il codice ATECO del settore di attività, possiamo aiutarti a verificarlo in poco tempo, prima di perdere tempo e soldi. PRENOTA QUI:

In questo modo possiamo partire dal caso concreto, invece di ragionare soltanto in astratto sulle quote.

Decreto Flussi 2027: cosa abbiamo capito finora

Se dovessimo riassumere questa prima parte della guida in poche parole, potremmo dire questo:

nel 2027 ci sono 76.200 quote per il lavoro subordinato non stagionale, ma non tutte le quote funzionano allo stesso modo e soprattutto non basta individuare una professione per sapere se è possibile presentare la domanda.

I settori ammessi sono numerosi: agricoltura, industria, costruzioni, commercio, ristorazione, turismo, trasporti e logistica, servizi, sanità, assistenza e altri comparti.

Ma il passaggio decisivo è sempre la verifica dell’attività economica del datore di lavoro e del relativo codice ATECO 2025.

Ed è proprio questo il punto dal quale consigliamo di partire.

Prima l’ATECO. Poi la quota. Poi la domanda.

La programmazione ufficiale individua già le quote 2027, mentre gli aspetti operativi della presentazione dovranno essere verificati sulla base delle disposizioni ufficiali applicabili alla procedura. Il Ministero del Lavoro conferma che le modalità per la richiesta del nulla osta vengono definite nelle apposite disposizioni attuative e pubblicate sui portali istituzionali.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA CIRCOLARE SUL TRIENNIO 2026 – 2028 E DISPOSIZIONI ATTUATIVE

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