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Negli ultimi mesi il tema dei rimpatri è tornato al centro del dibattito politico in Italia, soprattutto dopo l’approvazione del nuovo decreto sicurezza 2026, che introduce alcune novità importanti anche sul fronte del rimpatrio volontario assistito (RVA).

Ma di cosa si tratta esattamente? E cosa cambia davvero con le nuove norme? Vediamo tutto attentamente adesso.
Cos’è il rimpatrio volontario assistito?
Il rimpatrio volontario assistito è uno strumento già previsto nell’ordinamento italiano e nelle politiche europee in materia di immigrazione.
Si tratta, in sostanza, della possibilità per un cittadino straniero di tornare volontariamente nel proprio Paese di origine, beneficiando però di un supporto concreto da parte dello Stato o di organizzazioni specializzate. Per questo motivo esiste una grande differenza tra l’espulsione e il rimpatrio volontario assistito che puoi leggere qui.
Questo supporto può includere:
- assistenza organizzativa per il viaggio
- copertura dei costi di rientro
- un contributo economico
- programmi di reintegrazione nel Paese di origine
L’obiettivo è quello di offrire un’alternativa più dignitosa e sostenibile rispetto al rimpatrio forzato, evitando procedure coercitive e favorendo una scelta consapevole da parte della persona interessata.
Quando si applica il rimpatrio volontario assistito?
Il rimpatrio volontario assistito viene generalmente proposto in situazioni specifiche, ad esempio:
- quando la domanda di protezione internazionale è stata respinta
- quando il permesso di soggiorno non può essere rinnovato
- quando la persona decide autonomamente di rientrare nel proprio Paese
È importante sottolineare che si tratta di una scelta volontaria, almeno in teoria. Tuttavia, nella pratica, questa decisione può essere influenzata da condizioni di precarietà o dall’impossibilità di regolarizzare la propria posizione in Italia.
Le novità del decreto sicurezza 2026 in materia di rimpatrio volontario assistito
Il nuovo decreto sicurezza (D.L. n. 23/2026), attualmente in fase di conversione in legge, interviene anche su questo strumento, introducendo modifiche che stanno facendo molto discutere.
1. Incentivi economici per gli avvocati che riescono a finire procedure di rimpatrio volontario assistito degli stranieri
Una delle novità più controverse è l’introduzione di un compenso economico per gli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario assistito.
In particolare:
- il compenso sarebbe pari a circa 615 euro
- verrebbe riconosciuto solo se il rimpatrio avviene effettivamente. Questo vuole dire che il cittadino straniero deve essere uscito dall’Italia.
- l’obiettivo dichiarato è quello di incentivare l’adesione a questi programmi
Questa misura è stata interpretata da molti come una “spinta” ai rimpatri volontari. Una fonte di denaro per gli avvocati che dovrebbero prestare assistenza per che gli immigrati riescano ad integrarsi legalmente in Italia.
2. Coinvolgimento del Consiglio Nazionale Forense nel rimpatrio volontario assistito degli stranieri
Il decreto prevede inoltre che, oltre alle organizzazioni internazionali, anche il Consiglio Nazionale Forense possa collaborare nella gestione dei programmi di rimpatrio assistito.
Si tratta di una novità significativa, perché amplia il numero degli attori coinvolti in queste procedure.
3. Modifiche al diritto di difesa limitando l’accesso al gratuito patrocinio in Italia
Parallelamente, il decreto interviene anche su un altro aspetto delicato:
- viene limitato l’accesso al gratuito patrocinio nei ricorsi contro i provvedimenti di espulsione
Questo elemento è stato fortemente criticato perché rischia di rendere più difficile per gli stranieri difendere i propri diritti. Il nuovo programma del governo italiano con gli stranieri irregolari è molto chiaramente spiegato in questo video:
Un tema molto discusso: tra incentivi e rischi nella procedura di rimpatrio volontario assistito
Le novità introdotte hanno aperto un acceso dibattito politico e giuridico.
Da un lato, il Governo sostiene che:
- il rimpatrio volontario assistito sia uno strumento più efficiente
- gli incentivi possano aumentare il numero di rientri volontari
- si riduca il ricorso a misure coercitive
Dall’altro lato, molte associazioni, giuristi e operatori del settore evidenziano alcune criticità:
- il rischio di pressioni indirette sui migranti
- il possibile conflitto di interessi per gli avvocati
- una compressione del diritto di difesa
In particolare, il fatto che il compenso per il legale sia legato all’esito (cioè al rimpatrio effettivo) è considerato da alcuni una distorsione del ruolo dell’avvocato, che dovrebbe tutelare esclusivamente l’interesse del cliente.
Un dato importante: quanti rimpatri volontari avvengono in Italia?
Secondo i dati del Ministero dell’Interno, negli ultimi anni:
- circa 2.500 migranti hanno aderito ai programmi di rimpatrio volontario assistito
- con una media di circa 800 persone all’anno. GUARDA BENE QUESTO VIDEO PER CAPIRE
Numeri ancora relativamente contenuti, che spiegano perché il Governo stia cercando di rafforzare questo strumento.
6 risposte a domande frequenti sul rimpatrio volontario assistito in Italia:
1. Chi può accedere al rimpatrio volontario assistito?
Possono accedere al rimpatrio volontario assistito i cittadini stranieri che si trovano in Italia in condizioni di irregolarità o che non possono rinnovare il permesso di soggiorno, inclusi richiedenti asilo con domanda respinta.
2. Il rimpatrio volontario assistito è davvero volontario?
Formalmente sì, perché si basa sulla scelta della persona. Tuttavia, in alcuni casi, la decisione può essere influenzata dalla mancanza di alternative per restare regolarmente in Italia.
3. Cosa prevede il rimpatrio volontario assistito?
Il programma può includere:
- pagamento del viaggio
- assistenza burocratica
- supporto economico
- aiuto per la reintegrazione nel Paese di origine
4. Cosa cambia con il nuovo decreto sicurezza 2026?
Il decreto introduce incentivi economici per i legali coinvolti nelle procedure e modifica alcune garanzie, come il gratuito patrocinio, rendendo il sistema più orientato a favorire i rimpatri volontari.
5. Conviene aderire al rimpatrio volontario assistito?
Dipende dalla situazione personale. Può essere una soluzione utile per chi non ha possibilità di regolarizzarsi, ma è importante valutare attentamente le conseguenze prima di aderire.
6. Dopo il rimpatrio volontario assistito si può tornare in Italia?
In alcuni casi sì, ma dipende dalla situazione individuale e da eventuali provvedimenti adottati. È sempre consigliabile verificare prima di aderire al programma.
In conclusione, il rimpatrio volontario assistito rappresenta, almeno sulla carta, una soluzione più umana rispetto all’espulsione forzata. Tuttavia, le modifiche introdotte dal nuovo decreto sicurezza cambiano profondamente il modo in cui questo strumento viene applicato.
L’introduzione di incentivi economici e le limitazioni al diritto di difesa sollevano interrogativi importanti:
👉 il rimpatrio è davvero una scelta libera?
👉 oppure rischia di diventare una scelta “condizionata”?
Nei prossimi mesi sarà fondamentale seguire l’evoluzione del decreto durante la fase di conversione in legge, perché alcune di queste norme potrebbero essere modificate o corrette.
Sintesi realizzata da Gamaliel NIYONSABA, Fondatore di permessodisoggiorno.org
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