COME SI SVOLGE IL DECRETO FLUSSI FINO AL PERMESSO DI SOGGIORNO?

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Il decreto flussi è una normativa italiana che regola l’ingresso di lavoratori stranieri in Italia. Il decreto viene pubblicato annualmente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e stabilisce il numero massimo di permessi di lavoro che possono essere rilasciati ai cittadini stranieri per l’anno in corso. Il decreto stabilisce anche le categorie di lavoratori che possono richiedere la conversione del loro permesso di soggiorno rilasciato per altro motivo in permesso di lavoro, i requisiti per la richiesta e le modalità di presentazione della domanda.
In generale Il Decreto Flussi è una delle principali politiche migratorie italiana, che mira a regolamentare l’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia, e a garantire un equilibrio tra domanda e offerta di lavoro. Vediamo adesso come si svolge fino all’ottenimento del permesso di soggiorno richiesto.

Lavoratori stranieri in edilizia serve il decreto flussi per avere il nulla osta e il permesso di soggiorno

Quali sono i principali requisiti nel decreto flussi per il lavoratore?

Il decreto flussi stabilisce i requisiti che i lavoratori stranieri devono soddisfare per richiedere un permesso di lavoro in Italia. I requisiti specifici possono variare in base alla categoria di lavoratori per cui si richiede il permesso, ma in generale i requisiti comuni possono essere i seguenti:

  • Essere cittadini di un paese fuori dall’Unione Europea;
  • Avere un contratto di lavoro valido e regolarmente registrato in Italia;
  • Possedere un’adeguata conoscenza della lingua italiana favorisce l’esito positivo anche se non è spesso obbligatorio;
  • Non essere stati espulsi dall’Italia in passato, senza avvenuta riabilitazione legale;
  • Essere in possesso di un permesso di soggiorno valido, se si tratta della richiesta di conversione;
  • Non avere condanne penali in Italia o all’estero.
  • Appartenere ad uno dei paesi che hanno firmato accordi di cooperazione con l’Italia in materia di migrazione. La lista viene aggiornata ogni anno.

In alcune categorie specifiche come lavoratori stagionali o lavoratori stagionali agricoli, ci sono requisiti specifici inerenti la tipologia di lavoro, durata e settore. Inoltre, l’ammontare delle quote assegnate ad ogni categoria specifica può essere variare ogni anno. Ecco qui l’esempio delle quote previste nel decreto flussi 2023.

I principali requisiti per il datore di lavoro nei decreto flussi?

Il decreto flussi stabilisce anche alcuni requisiti per i datori di lavoro che intendono assumere lavoratori stranieri in Italia. Questi requisiti possono variare in base alla categoria di lavoratori per cui si richiede il permesso, ma in generale possono includere:

  • Essere in regola con le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro;
  • Avere un’adeguata disponibilità di alloggio per il lavoratore straniero;
  • Non avere pendenze contributive o fiscali;
  • Non avere in corso procedimenti penali o amministrativi per il lavoro irregolare;
  • Avere una copia del contratto di lavoro regolarmente registrato per il lavoratore straniero.
  • Avere l’autorizzazione del Centro per l’Impiego della sua zona che non ha trovato nessun altro lavoratore sul territorio italiano con lo stesso profilo per svolgere questo lavoro. NB: Quest’autorizzazione non è richiesta se si tratta di lavoro stagionale e di coloro che hanno seguito corsi di formazione nei loro paesi di origine. Bisogna utilizzare questo modulo messo a disposizione dall’ANPAL.
  • Avere il certificato di asseverazione con esisto positivo in seguito ai controli dei professionisti come i consulenti del lavoro, commercialisti od organizzazioni dei datori di lavoro maggiormente rappresentate in Italia.

Infatti, queste 2 novità è prevista a partire dal decreto flussi 2023 come lo puoi vedere nel video qui sotto. In generale, il datore di lavoro che intende assumere un lavoratore straniero, deve dimostrare di avere la necessità del lavoratore, di non poter trovare un lavoratore italiano per quella mansione, che il contratto di lavoro sia regolare e che la retribuzione sia conforme al CCNL di riferimento.

Quali sono le istituzioni coinvolte nel decreto flussi in Italia?

Il decreto flussi è una normativa italiana che regola l’ingresso di lavoratori stranieri in Italia. Nel processo di applicazione del decreto flussi sono coinvolte diverse istituzioni: 

  1. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: il Ministero è responsabile per l’elaborazione e l’emanazione del decreto flussi, nonché per la definizione delle quote di ingresso dei lavoratori stranieri e delle categorie di lavoro per le quali sono previste le quote. Per questo motivo, l’ITL (Ispettorato Territoriale al Lavoro) interviene per la verifica del rispetto delle condizioni contrattuali che si intendono applicare, sulla capacità economica dell’impresa nonché sulla sussistenza di quote. Infatti, gli ispettori del lavoro sono incaricati di verificare che le condizioni di lavoro e di alloggio previste dal decreto flussi siano rispettate. In caso di violazioni, possono applicare sanzioni amministrative e/o penali al datore di lavoro.
  2. Questura: le questure sono incaricate di ricevere le domande per l’ingresso dei lavoratori stranieri e di verificare che siano complete e correttamente compilate. Intervengono anche nella verifica dei requisiti in materia di sicurezza pubblica dei candidati all’ottenimento del nullaosta durante il decreto flussi. Infatti, il Ministero dell’Interno: il Ministero è responsabile per l’emissione dei permessi di soggiorno per lavoro e per il controllo del rispetto delle norme in materia di immigrazione. In poche parole, la questura interviene per la verifica sulla sussistenza, nei confronti del lavoratore straniero e del datore di lavoro, di motivi ostativi al rilascio del nulla osta;
  3. Enti di controllo: alcune categorie di lavoratori stranieri, come ad esempio i lavoratori stagionali agricoli, possono essere controllati anche da enti specifici, come l’INPS o l’INAIL in caso di segnalamento di alcune cose che non vanno bene nell’azienda.
  4. Sindacati: i sindacati sono rappresentanti dei lavoratori e possono segnalare eventuali violazioni delle condizioni di lavoro previste dal decreto flussi.
  5. Autorità giudiziarie: in caso di violazioni particolarmente gravi o di eventuali reati, le autorità giudiziarie possono essere coinvolte nei controlli e nell’applicazione delle sanzioni in durante o dopo la procedura prevista nel decreto flussi.

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Queste istituzioni lavorano insieme per garantire che il decreto flussi sia applicato in modo corretto e che i lavoratori stranieri siano trattati in modo equo e in conformità alla legge.

Quali sono le principali tappe seguite nel decreto flussi fino al rilascio del permesso di soggiorno?

Il processo per ottenere un permesso di soggiorno per lavoro in Italia attraverso il decreto flussi prevede diverse tappe:

  1. Richiesta di nulla osta al lavoro: il datore di lavoro italiano interessato a assumere un lavoratore straniero deve presentare una domanda di nulla osta al lavoro alla Questura competente. La domanda deve essere accompagnata da una dichiarazione di asseverazione, in cui il datore di lavoro attesta di rispettare le condizioni di lavoro e di alloggio previste dalla normativa italiana. Deve anche dimostrare tutti i requisiti che abbiamo visto sopra. La domanda va fatta online sul sito previsto a partire dal primo giorno conosciuto come clickday. Le domande vengono esaminate in ordine cronologico di arrivo. Per questo motivo, è meglio precompilare la domanda prima di questa data.
  2. Verifica dei requisiti: la Questura esegue un controllo sui requisiti del datore di lavoro e del lavoratore straniero, verificando che siano in regola con la normativa italiana e che la domanda di nulla osta sia completa e correttamente compilata. Chiede anche il parere dello Sportello Unico per l’Immigrazione e dell’Ispetorato Territoriale al Lavoro (ITL).
  3. Emissione del nulla osta: se i requisiti sono stati verificati positivamente, la Questura emette un nulla osta al lavoro, che consente al lavoratore straniero di presentare la domanda per avere il visto di ingresso in Italia per lavorare o presentare la domanda per aver il permesso di soggiorno per lavoro in caso di conversione. Comunque, il recente decreto semplificazione alla pagina 9 prevede che una volta rilasciato il nulla osta per tali pratiche, occorrerà procedere alla convocazione del datore di lavoro e dello straniero ai fini della sottoscrizione del contratto di soggiorno e della richiesta di permesso di soggiorno.
  4. Richiesta di permesso di soggiorno: il lavoratore straniero deve presentare la domanda di permesso di soggiorno per lavoro alla Questura competente, accompagnata da tutta la documentazione richiesta, tra cui il nulla osta al lavoro, il il passaporto con il visto per motivo di lavoro, un contratto di lavoro regolarmente registrato, un certificato di iscrizione alla previdenza sociale e un certificato di domicilio.
  5. Verifica dei requisiti: la Questura esegue un controllo sui requisiti del lavoratore straniero e sulla documentazione presentata, verificando che siano in regola con la normativa italiana e che la domanda sia completa e correttamente compilata.
  6. Emissione del permesso di soggiorno: se i requisiti sono stati verificati positivamente, la Questura emette un permesso di soggiorno per lavoro, che consente al lavoratore straniero di lavorare e soggiornare legalmente in Italia per il periodo di validità del permesso.
  7. Rinnovo e conversione del permesso: il permesso di soggiorno per lavoro ha una durata limitata e deve essere rinnovato prima della sua scadenza, seguendo le stesse tappe del processo di richiesta tramite il kit postale. I permessi di soggiorno per lavoro stagionale possono essere convertiti in permesso di soggiorno per motivo di lavoro subordinato se ci sono i requisiti che troverai qui e in questo video.

È importante notare che il processo di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro attraverso il decreto flussi può variare a seconda delle categorie di lavoratori e delle specifiche norme in vigore all’epoca del rilascio.

Infatti, con il DECRETO-LEGGE 21 giugno 2022, n. 73 (artt. 42-45) sono state introdotte norme dirette a semplificare la procedura del decreto flussi. Queste semplificazioni riguardano anche le domande non ancora concluse nei decreti flussi 2021, 2022 e 2023.

Allora quali sono i tempi previsti durante il decreto flussi?

Secondo il recente decreto semplificazione, lasciando da parte la solita burocrazia italiana, i tempi previsti sono questi:

  • Il rilascio del nulla osta, entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto-legge, ma per quanto riguarda  le domande presentate nell’ambito del Decreto flussi 2021,  qualora alla data del 22 luglio 2022  il nulla osta non fosse stato ancora rilasciato, lo Sportello Unico  dovrà  procedere al rilascio immediato, a prescindere delle verifiche da parte della questura. Se ci sono gli elementi ostativi dopo il rilascio del nulla osta, allora scatta la revoca dello stesso.
  • Il visto d’ingresso per chi ha ottenuto il nulla osta dovrà essere rilasciato entro 20 giorni dalla domanda. Ma, non è sempre così.

Lo stesso decreto semplificazione dà la possibilità di iniziare a svolgere attività lavorativa subito dopo il rilascio del nulla osta. Il datore di lavoro, acquisito il documento, dovrà consegnarne copia al lavoratore e provvedere autonomamente alla comunicazione obbligatoria di assunzione, mentre il lavoratore dovrà attivarsi ai fini del rilascio del codice fiscale presso l’Agenzia delle Entrate.

Concludiamo dicendo che non è sempre che le questure rispettano quanto previsto in questa procedura, specialmente per quanto riguarda i tempi di rilascio del nulla osta, del visto d’ingresso e del permesso di soggiorno. Bisogna armarsi di pazienza. Comunque, secondo il sito intregrazionemigranti.gov.it, passato il periodo previsto dalla legge per il trattamento della pratica:

  1. il richiedete può sollecitare lo Sportello Unico ad avere una risposta in merito alla richiesta;
  2. qualora il sollecito non basti, provvedere con una diffida nella quale si invita lo stesso ufficio a velocizzare i tempi della pratica.
  3. Nel caso il silenzio continui, l’unico rimedio resta la proposizione di un’azione giudiziale di accertamento dell’obbligo di provvedere, con l’assegnazione da parte del giudice di un termine entro cui l’amministrazione deve rispondere.

In questa ultima fase serve un avvocato. In caso di necessità, ti possiamo consigliare come fare e metterti in contatto con chi potrebbe aiutarti a sbloccare questa situazione. I nostri servizi di assistenza personalizzata e consulenza speciale sono a disposizione di tutti.

 

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